"Esiste un curioso paradosso: quando mi accetto così come sono, allora posso cambiare" (Carl Rogers)

giovedì 12 febbraio 2015

In relazione

E' questa la condizione umana; essere in relazione con qualcun'altro al di fuori di me; riconoscermi attraverso lo sguardo dell'altro.  E riconosco il senso profondo del ruolo della relazione se penso a quanta sofferenza vi è nella solitudine, quando scorgo che da solo non mi basto; ed altrettanta sofferenza quando penso a quelle relazioni invischiate, quando sono talmente vicino all'altro da non vedere più me.
La nostra esistenza è costellata da molteplici relazioni: io e il genitore, il compagno, l'amico, il capo, il terapeuta, il medico, il collega, il vicino di casa .... è una lista lunga tanto quanto i nostri incontri, uno differenziato dall'altro sulla base dell'intensità, del ruolo dell'altro nella nostra vita, del sentimento. Ma in ogni relazione mettiamo in campo una parte di noi, più o meno ampia a seconda di quanto quella relazione sentiamo come sicura e degna di fiducia.

E' nella relazione con  l'altro che abbiamo l'occasione di scoprire noi stessi.



L'altro  di Kahlil Gibran


Il tuo prossimo
è lo sconosciuto che è in te, reso visibile.
Il suo volto si riflette
nelle acque tranquille,
e in quelle acque, se osservi bene,
scorgerai il tuo stesso volto.
Se tenderai l'orecchio nella notte,
è lui che sentirai parlare,
e le sue parole saranno i battiti
del tuo stesso cuore.
Non sei tu solo ad essere te stesso.
Sei presente nelle azioni degli altri uomini,
e questi, senza saperlo,
sono con te in ognuno dei tuoi giorni.
Non precipiteranno
se tu non precipiterai con loro,
e non si rialzeranno se tu non ti rialzerai

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